Stai tranquilla

Non ho più parole (credo)
vivo in uno stato un po’ così
di inquietudine e di dubbi e di aprire le porte e far entrare il vento,
ma in senso brutto

Sbattono le finestre della mia testa e della mia anima e io
(ancora una volta)
non riesco a lasciare fuori il vento

Sono ferma
in trappola forse
in ansia di sicuro
in una parola, in Svizzera

Andiamo a Milano in gita
che chi l’avrebbe detto, poi
che Milano mi sarebbe sembrata così?
È bella Milano
col sole i grattacieli
con la gente che si sente al centro del mondo

E di sicuro non è vero
ma almeno il resto del mondo esiste, a Milano

Mio malgrado mi scopro dalla parte sbagliata delle cronache
di quelli che vogliono solo tornare a casa
nonostante tutto ciò che ne deriverà, senza dubbio

Voglio un’occasione per me
ma rivoglio la mia luce
rivoglio la mia casa
rivoglio la mia rete e la vita fino a tardi la sera

Mi preparo a combattere
con una stanchezza al via
che non mi aspettavo e non so

Qualcosa mi consuma

Scusa
Non riesco a stare fermo
Ma per favore
Non mi dire stai tranquillo
Che tranquillo non sono
Perché se cerco e non trovo
Io mi agito

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Una pelle splendida

Se è vero che i sogni sono maledetti
Delle canzoni che si dovrebbe dire?

Come succede con i profumi, premo play e sono in un altro luogo, in un altro tempo

E mi domando che canzoni mi riporteranno qui, 
in questa estate finita da un pezzo ma che ancora intiepidisce l’aria, 
di questo fiume con la corrente più forte che c’è

di me che nonostante tutto mi sono fatta abbracciare, anche se non eri tu, anche se appena sveglia mi sono chiesta se davvero ricordavo bene
e mi sono chiesta dove sei, e dove sono io,

eppure non riesco a non pensare che sia bello essere capace di un bacio ancora,
di una canzone scema nelle orecchie e sorridere un po’, 
di questa nuova consapevolezza di me che l’avevano detto che sarebbe arrivata, con l’età, ed era proprio vero.

Sai, la gente dice un sacco di cose, e tante sono banali e vorresti che non fossero vere
E poi invece sei costretto ad ammettere che avevano ragione loro

Quindi basta con la testardaggine

Ostinata me l’hanno detto a quindici anni ed è rimasto il mio aggettivo preferito

Ma non posso entrarti nella testa e vedere veramente in quale posto sto

Mi devo fidare e basta
E se mi perderai era giusto così
Se ti perderò sarà per una strada che mi somiglia di più

ci vuole solo tanto più coraggio di quel che pensavo
ci vuole sempre tanto più coraggio

E mi torna in mente
, e penso che è così

Voglio un pensiero superficiale
 che renda la pelle splendida

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Il silenzio intorno

Il mare è il mio posto preferito

E mi riempio gli occhi di queste acque blu e verdi, e questo sole e questa sabbia chiara, e gli scogli levigati dal vento

Di quest’isola che fa innamorare 

Mi rimane il silenzio intorno
Il rumore delle onde leggere 
Le chiacchiere di sottofondo

Mi rimane un buco nero nello stomaco
Un po’ di nebbia nel cuore

La confusione di tanta gioia cancellata dal calendario
(Io qui a piangere, tu a Roma a vomitare, in una perfetta sintesi del trash)

Non è chiaro a che serva tutto questo
Non capisco se è solo uno sbuffo di vento o se sarà scritto così 
Che io sto senza di te e soprattutto tu stai senza di me
In una privazione preventiva che non comprendo ma mi sforzo di accettare

Mi rimane il silenzio intorno

Lo cerco, e mi riempio gli occhi di blu
Pensando a te, cercando di no
Cancellando domani dal calendario

Il silenzio intorno 
Finché si può 

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Ci vediamo a casa (cit.)

Pendolarismo aereo 

Qualche emozione di troppo 

Frullatori emotivi, prenotazioni easyjet, questa cosa di sforzarsi tanto, sempre, in modi sempre diversi, di trovare un modo proprio, un modo mio

Questo trasferimento in cui mi sento un’incapace, una disadattata dell’espatrio. 

Fatto di rientri, piccoli, a tratti, a respirare, a bere un caffè buono, a farmi abbracciare. 

E probabilmente è questo, il modo mio. Trovare delle ancore e valutare i costi e i benefici. Lavorare da pazzi e forse lamentarsene, ma tutto sommato esserne felici. Provare a cogliere le occasioni, ma non a tutti i costi. Tenere insieme i pezzi. 

La chiamano realtà questo caos legale
Di dubbi e opportunità
Questa specie
Di libertà 

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Geografica

Manca poco al compiersi di un mese nella nuova città dove abito, lavoro e cammino, lontana ma non troppo. 

E finalmente capisco perché non riesco a farmi conquistare dai glicini sulle pareti delle case, dalle oche di legno e le tazze da caffè di bambù colorate a pastello.

Sono tutti strati che mi separano dall’anima di questa piccola città.

Non la colgo, o forse sì, ed è ricca e certosina, non mi fa sentire libera e mi fa anche un po’ paura.

Da una piccola città benestante e ordinata sono scappata dieci anni fa. Allora non capivo, non lo usavo nemmeno, il verbo scappare, mi destabilizzava, sapeva di tradimento. (L’ho capito tanto tempo dopo, seduta su una poltrona di finta pelle, nel quartiere più pulito del centro di Roma). Ironico, persino. 

Questo tipo di bellezza, quella delle orchidee e dei cigni nei laghetti, sa di finzione, per me. 

Io ho bisogno di incontri “a brutto muso”. Ho bisogno del cibo, del caldo, del sud. Più di così, se non altro. E non voglio fare la persona chiusa. Sono grata e ci provo, promesso. Ma anche ascoltare i propri desideri senza seppellirli sotto ad un mucchio di buste paga è importante, se si può concedersi il lusso di farlo. 

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Switzer la la land

This is it. 

Ho preso quel volo e caricato tanti bagagli. Le lacrime in aereoporto e il “che cosa ci faccio qui?” di sottofondo per tutto il giorno uno. 

La nostalgia canaglia, quella ancora non è arrivata.

Ma lo so che mi mancherà tutto 

Le tue braccia
La mia scrivania
I pomodori
Il lavoro
Te

E cerco di immaginare i modi possibili, che forse li troviamo

Sometimes you need a challenge

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The Brooklyn way

Ventun gradi 
Ventun grammi (non era quello, il peso dell’anima?) 

Il sole fuori e anche un po’ dentro

Fiori rosa, un anno di più. E nello stesso giorno un bel corteo, così forte e identificativo. Una telefonata buffa, una cena carina. Un brindisi, un regalo (su tutti). 

La paura del futuro soffiata via piano, lievemente, sospinta un poco più in là. 
Andate e ritorni in giornata, proprio io che odio i viaggi. Impressioni negative e feedback che le smentiscono. 

Forse ce la faccio
Forse sì, eh

Forse ce la facciamo 

Se non altro, ci proviamo
Spread love, it’s the Brooklyn way.



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