Assenze [Facebook e altre storie]

Lo so che sono anche un po’ monotona,
che parlo dei vuoti che sento e della determinazione che mi trascina, unica consolazione, in questi giorni appiccicosi, pagina dopo pagina, alla fine della mia settimana di scrittura e all’inizio della concentrazione per il primo degli ultimi sforzi.

Sveliamo un segreto dello stalking su Facebook. Io non ce l’ho, Facebook, né account finti né password di amici, amiche, ex ragazzi. Niente social per me. So che mi farebbe male, non è nelle mie corde, non mi va di rendere possibile ai più di rintracciarmi solo con nome, cognome o semplici relazioni sociali scontate, per esclusione. E so che alimenterebbe le mie tendenze comunicativamente sovraccariche. Niente social, anche se ne riconosco l’utilità, l’immediatezza e la talvolta la poesia, ma la mia rete esiste al di fuori di essi, per fortuna.

Però ci sono le assenze.

E io sto qui, in quest’estate un po’ merdosa, evitando il cibo precotto perché fa trentenne single ed è triste, crogiolandomi nella paranoia dell’alcolismo incombente in omaggio alle mie radici venete. Bevo una birretta e cerco nomi noti su Facebook, e osservo i loro segni di vita quando decidono di cambiare l’immagine copertina o l’immagine profilo, così si dice, credo.

Certe volte trovo tracce di cose che conosco, un commento di un amico, o di una cugina, come stasera. E allora prima sorrido perché mi ricordo delle presentazioni ufficiali, poi mi viene il magone, il nodo alla gola del non saprò più niente di loro, e poi mi viene la tristezza in loop perché penso di non essere stata abbastanza importante, nella vita delle mie ultime persone, per essere ricordata dai soggetti che io ricordo, spiandoli su Facebook. Gli amici e la cugina, ad esempio.

Io sono un’altra questione, io mi crogiolo nei ricordi e nelle rielaborazioni, io mi ricordo anche Fernando, quel portoghese di quella notte al campo scout (giuro, tutto vero: portoghese, una notte, campo scout). Chissà se lo troverei, su Facebook. Cla e gli interrogativi, dieci anni dopo il mondo.

Stasera è un po’ così.

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11 risposte a “Assenze [Facebook e altre storie]

  1. Io mi ricordo tutto, e ho sempre la netta sensazione che gli altri non si ricordino di me. Anche lo stalking su Facebook, ad esempio, penso sempre sia prerogativa mia nei confronti altrui, e non viceversa.
    Nonostante abbia il profilo facebook, i dubbi restano. Come vedi, non cambia poi molto.

    Pensiamo ad altro. Il social, in fondo, non è poi tutta questa cosa..

    • Scriviamo tutto, e mettiamo nel cassetto. Un mese e mezzo fa ho fatto una lista di pro e contro per una scelta, mi hanno detto: mettila in un cassetto e la testa ti si svuoterà. Non ci credevo ma è successo. Forse dovrei anche cancellare la cronologia di Firefox, però.

  2. edp

    A me faccialibro rende come non vorrei essere, e quindi sono scappata. Che per farmi i cavoli degli altri è molto meglio uscire con qualcuno che li sa e comunicarli davanti a una birra. Molto più social, meno triste. E i vuoti si riempiono con altre relazioni io credo, non cercando in rete, questo è un promemoria a me…. (e poi fa così radical chic adesso dire “no, io facebook non ce l’ho” quasi bello come dire “no io la tele non l’ho mai avuta”) 😉

    • Ahahah! E’ vero sembra “no io la tele non l’ho mai avuta”, non ci avevo pensato… e dire che non li ho mai sopportati, io, quelli che dicevano così. Per quanto riguarda i vuoti, per ora, ci lavoro mettendoci dentro i progetti e ricalibrando ciò che già c’è. Ho tempi di elaborazione lunghissimi, in genere, e mi sa che per riempire con altre relazioni (di qualsiasi tipo) ci vorrà un po’. Però salgo nel nordest domani, e sono tre mesi che non vedo i miei. In queste cose, in genere, l’aria di casa aiuta… speriamo.

  3. Una volta c’erano le fraschette dove la gente si sedeva per bere un quartino di bianco e si giocava a carte, si chiaccherava e si sapeva cosa era successo nel quartiere: chi era vivo, chi era morto, chi si sposava, chi era partito per l’America.
    Adesso si “tutela la privacy”, ma poi si sbatte in faccia al mondo il colore delle proprie unghie dei piedi. Come diceva una volta Guzzanti, a proposito dei social: “aborigeno, io e te, ma che s’avemo da dì?”
    PS io, però, il profilo su faccialibro ce l’ho….mi serve da diario citazionista (oggi ero qui, ieri ero là, oggi ho visto questo, ieri ho mangiato quello)

    • Davvero d’accordo. E capisco l’esigenza del diario citazionista. Il mio è un po’ qui… 🙂

      (comunque le ‘fraschette’ che si chiamano così e non ‘osterie’ sono il segno della modifica della mia geografia emotiva :D)

  4. ma è voyeurismo osservare fb senza essere in fb 😀

  5. Mi ha fatto riflettere questo tuo post. Sembrerebbe come se internet ripescasse i ricordi e te li riporta indietro invecchiati.
    Io non ho facebook ma è per questo motivo che non ci sono, persone che sono uscite dalla tua vita e che hanno imboccato una strada diversa dalla mia o che si sono allontanate, che senso ha rintracciarle su facebook?
    Anzi credo che una parte della mia depressione dipenda anche dai vecchi ricordi confrontati con il presente, e spesso le persone sui social network censurano i loro difetti e al loro posto mettono falsi sorrisi.
    Io preferisco rimanerre con i piedi a terra e continuare a vivere le amicizie in real e se c’è qualcuno che vuole tornare, sa come rintracciarmi 🙂 Ma è inutile la sensazione che ti da facebook, la falsa speranza che quelle persone siano lì per parlarti e invece stanno lì per tutt’altra cosa.

    Bye 🙂

    • Il confronto tra ciò che è scritto e documentato e ciò che, realmente, “è” è uno dei problemi del mondo. E’ lo stesso problema che c’è nella storiografia, la storia viene scritta sempre dai vincitori. Io scrivo anche per ricordarmi i momentacci e le sensazioni annesse, così non rischio, al passare del tempo, di mettere una patina dorata sugli eventi e ricordare solo le parti belle. Però penso che se dovessi mettere le foto sceglierei solo quelle carine, e coi sorrisi 😉

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