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Beginners

Dei filtri, 
Dei non detti,

Del presente informe del futuro incerto
Del caldo che ci scioglie e addensa i pensieri
Come melassa 

Di me che imparo tutto velocemente
Tranne come si smette di essere spaventati
E se c’è un modo non ho capito

Mettiamo (pochi) punti 
E proseguiamo
Chissà se da questa strada si arriva al mare?

What do you want was never answered then some things were handed out
We got weird and fake instructions but somehow we planned around

Oh, then we got all nervous, baby, I don’t have the heart like you
And so we listened now if nature were just loud enough and ran
And I know I shouldn’t be here but I want to be your man
Suddenly I’m lost but I just want to be a part of true

So suddenly we are gone
Looking out for some wave
You and I, we belong on these wild and wonderful trails

You’re just a singer wanting silence, I just have illegal thoughts
I will kill you if I take you but now this is not enough
Oh there will be a moment when I ask you to believe in love

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Last time I felt this way

Calpestare ricercare
Arrabbiare increspare
Ridere desiderare
Abbracciare spaventare

Felpa piumone
Lacci sapone
Caffè sigarette
Iphone cocacola

Stranezza
Curiosità
Sicurezza
Tenerezza
Nostalgia

E finestre aperte
E porte, e portoni

A un passo dal possibile
A un passo da te

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Dichiarazioni

Ci son volte in cui le parole escono fuori e si allineano, una dopo l’altra, in frasi che suonano bene. Così bene che non rimane alternativa al crederci. Anche se sai che probabilmente sono frottole, anche se sono solo racconti, figurati se sembran vere.
Quando la pelle e le viscere vogliono credere a una cosa non c’è verso: è vera.

Quindi mi preparo a mettere tutte le viscere che ho, proprio tutte, in un concetto o una frase. A trovare modi di credere a quello a cui ho così tanto cercato di non credere più.

Ogni tanto ci sono dei momenti così perfetti che vivere di assoluti diventa quasi necessario. Per dare a quei momenti la dignità che meritano.
Perché “compà io lo penso che ogni tanto perdiamo perché siamo i primi a non crederci”.

E non c’è un momento in cui sotteso a tutto il resto, le nuvole o il sole, i libri liberi o i pattini sul ghiaccio, il risotto senza sale o le fotografie brutte, gli stipendi e il riscaldamento, non c’è un momento in cui in qualche forma, con qualche colore o un profumo che non ricordo, non ci sia un po’ di quell’amore lì, che non sta fermo e mischia tutto.

[don’t you dare
let our best memories bring you sorrow]

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After the storm

Dopo le fatiche e i passi avanti
Resta quel vuoto del dopo
E la coda emotiva non è mai sufficiente a riempire i buchi

(Lo chiamavano down).

Forse chiedersi cosa passa negli occhi degli altri quando ti guardano è inutile

Quanto spazio e quante altre storie

Che cosa ho voglia di dare?
Non voglio più svuotarmi ma nemmeno avvizzire

Sto.

Oggi è (comunque) un giorno importante.

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Don’t let the system get you down

Lo so che l’ho già detto
Ma con la metro
Ottobre la luce le scadenze di lavoro
La pioggia a volte
Ma fa ancora caldo
(E va bene anche come metafora)

Navighiamo su questo inizio autunno
Chiededoci che cosa vuol dire essere innamorati adesso
Ma non è che è successo e non me ne sono accorta?

“È che ho avuto un’illuminazione. Io se uno mi vede credo di essere innamorata di lui”
“Non sei in analisi tu, eh”

E quindi c’è il lavoro che definisce pezzi di sé
E credo sia così per tutti, almeno a tratti
Ma a me piace anche così
Un po’
Almeno

Imparare a non chiedere scusa
A non contare
A non progettare a non proiettare

Ma ancora (rac)conto
Mi vesto di nero quando serve

E se insisti le cose funzionano
A patto di non insistere a vuoto

E anche se non sai come ti senti
Dove sei di preciso
Che fai
Cosa vuoi
Che cosa desideri
(O almeno ti dici di non saperlo)

Va bene lo stesso
Un po’
Almeno

[big city life]

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Futuribilismi

Immagino futuri possibili e diversi, immagino immagini, e facce indefinite, immagino amori e progetti. Nelle pause, tra musica e cielo che guardo dal finestrino, sedile posteriore, libri nuovi nella borsa di stoffa, come quando ero bambina.

Corrono, senza briglie, e io fotografo le possibilità, cercando di mandare a mente che non sono diminuite, loro, perché io so chi sono. Tutt’altro. Spazi nuovi e cielo di un altro colore.

Vedo M. e le sere sul divano a leggere, insieme, P. e le notti in cui imparare amori nuovi, vedo M. e libri contabili, e le risate, vedo A. e il momento in cui saremo più simili, vedo dei figli, vedo nuovi capi, vedo D. e le vacanze in camper, coperte di pile e divani. Vedo nuove città ma poi tornare a casa, tanti libri da leggere davvero. Vedo tante persone intorno, in un quartiere a misura d’uomo nonostante la città. Vedo delle mani sulle mie spalle, ferme, il sole e la pioggia. E mi esercito a rompere il velo di carta tra me e le possibilità reali, e mi esercito a pensare che siano davvero possibili.

La prima volta che mi ha baciata, V. mi ha detto che avevo l’ombra d’oro. Ché eravamo baricchiani, e piccoli, dei cuccioli, lui più di me, che è già un gran dire. Hai l’ombra d’oro, quando entro in una stanza lo so se ci sei o no. Ho comprato Questa storia in libreria e aperto ad una pagina a caso. Ed era quella dell’ombra d’oro. E mi è sembrato magico.

Era tutto perfetto, sembrava un film. Ma forse era solo perché prima non l’avrei immaginato, da sola, guardando dal finestrino.

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So much light

Perché mi sento sempre ferma?

Con il fiato corto, i polmoni in fiamme, le tempie martellanti, gli occhi che bruciano.
Ho mal di testa e mi sento ferma.
E insieme, mi sembra che la vita mi scorra via, sfugga. Di non determinare abbastanza, mi sembra.

Chi lo sa se questa è l’abitudine alla quiete o un sintomo, o saggezza, o necessità di cambiare qualcosa? Non io.

La percezione è distorta e la nostalgia è il voler tornare a tempi non trascorsi, a luoghi da desiderare.

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13 luglio 2015 · 6:13 pm