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Cammino lungo il Reno, guardo l’acqua che corre velocissima e penso che quando me ne andrò di questo posto non mi mancherà nulla.
Forse in realtà il silenzio, il tempo che sembra fermo certe sere di domenica. Gli aironi che sorvolano l’acqua in primavera. Ecco, la primavera.

Forse il destino voleva che rimanessi qui per un anno pieno, un anno intero, per ascoltare ancora Charlie Haden su queste sponde e finalmente capire.

Cosa, non lo so bene.
La luce se ne sta andando e io non ho voglia di niente.
Un po’ fa paura, ma credo sia una bella sensazione a cui essere arrivata.
Capire, forse, che per desiderare a volte c’è bisogno di svuotare. E ritrovarsi.

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Missing you

Quando sento una canzone nuova e non so se vale o no
Quando mi succede una cosa bella e inaspettata
Quando ho paura di non essere abbastanza
Quando mi accorgo che non mi ricordavo quanto le persone sono sceme (soprattutto i maschi)
Quando penso a Roma
Quando prenoto un aereo
Quando Spotify passa il rap
Quando sento profumo d’erba
Quando ho voglia di fare l’amore
Quando vedo i post di Zoro su Instagram
Quando sento rumore di rotelle sull’asfalto
Quando mi vorrei comprare una giacca col cappuccio
Quando faccio colazione al bar

Quando sono triste e divento un po’ più triste. E anche quando sono felice e mi ricordo dei sorrisi.

Sono arrivati i trenta, è arrivata la primavera (oggi, sembra, anche qui).

E sto
a domandarmi se i buchi poi si riempiono

se non fosse che ci sono già passata

mi sa

mi preoccuperei
ad accorgermi che (incostantemente, ma continuamente)
mi manchi.

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Stai tranquilla

Non ho più parole (credo)
vivo in uno stato un po’ così
di inquietudine e di dubbi e di aprire le porte e far entrare il vento,
ma in senso brutto

Sbattono le finestre della mia testa e della mia anima e io
(ancora una volta)
non riesco a lasciare fuori il vento

Sono ferma
in trappola forse
in ansia di sicuro
in una parola, in Svizzera

Andiamo a Milano in gita
che chi l’avrebbe detto, poi
che Milano mi sarebbe sembrata così?
È bella Milano
col sole i grattacieli
con la gente che si sente al centro del mondo

E di sicuro non è vero
ma almeno il resto del mondo esiste, a Milano

Mio malgrado mi scopro dalla parte sbagliata delle cronache
di quelli che vogliono solo tornare a casa
nonostante tutto ciò che ne deriverà, senza dubbio

Voglio un’occasione per me
ma rivoglio la mia luce
rivoglio la mia casa
rivoglio la mia rete e la vita fino a tardi la sera

Mi preparo a combattere
con una stanchezza al via
che non mi aspettavo e non so

Qualcosa mi consuma

Scusa
Non riesco a stare fermo
Ma per favore
Non mi dire stai tranquillo
Che tranquillo non sono
Perché se cerco e non trovo
Io mi agito

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Geografica

Manca poco al compiersi di un mese nella nuova città dove abito, lavoro e cammino, lontana ma non troppo. 

E finalmente capisco perché non riesco a farmi conquistare dai glicini sulle pareti delle case, dalle oche di legno e le tazze da caffè di bambù colorate a pastello.

Sono tutti strati che mi separano dall’anima di questa piccola città.

Non la colgo, o forse sì, ed è ricca e certosina, non mi fa sentire libera e mi fa anche un po’ paura.

Da una piccola città benestante e ordinata sono scappata dieci anni fa. Allora non capivo, non lo usavo nemmeno, il verbo scappare, mi destabilizzava, sapeva di tradimento. (L’ho capito tanto tempo dopo, seduta su una poltrona di finta pelle, nel quartiere più pulito del centro di Roma). Ironico, persino. 

Questo tipo di bellezza, quella delle orchidee e dei cigni nei laghetti, sa di finzione, per me. 

Io ho bisogno di incontri “a brutto muso”. Ho bisogno del cibo, del caldo, del sud. Più di così, se non altro. E non voglio fare la persona chiusa. Sono grata e ci provo, promesso. Ma anche ascoltare i propri desideri senza seppellirli sotto ad un mucchio di buste paga è importante, se si può concedersi il lusso di farlo. 

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The Brooklyn way

Ventun gradi 
Ventun grammi (non era quello, il peso dell’anima?) 

Il sole fuori e anche un po’ dentro

Fiori rosa, un anno di più. E nello stesso giorno un bel corteo, così forte e identificativo. Una telefonata buffa, una cena carina. Un brindisi, un regalo (su tutti). 

La paura del futuro soffiata via piano, lievemente, sospinta un poco più in là. 
Andate e ritorni in giornata, proprio io che odio i viaggi. Impressioni negative e feedback che le smentiscono. 

Forse ce la faccio
Forse sì, eh

Forse ce la facciamo 

Se non altro, ci proviamo
Spread love, it’s the Brooklyn way.



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Coraggio (e occhi bendati)

La verità è che certe decisioni non si possono prendere senza strappi. Soprattutto se perturbano una quotidianità che mi somiglia tanto, forse più che mai. Saranno i trenta dietro l’angolo o i traguardi che stanno sopraggiungendo senza che li abbia metabolizzati completamente. 

Sarà che questo nostro è un grande amore. Non di quelli nascosti o idealizzati, un amore di sveglie la mattina quando hai sonno, disordine, lavatrici rotte, stanchezza e qualche ansia di sottofondo. Ma anche di successi condivisi e piani da non pronunciare mai (neanche sotto tortura): uno vero, in effetti. Un amore che mi protegge e mi riscalda, comunque. 

Quella dei treni che passano una volta sola è senza dubbio una visione retorica della vita, ma ogni tanto capitano delle opportunità da cogliere. E dunque si parte. Anche se per poco (quanto è poco?), si cerca una nuova casa, si parla una lingua che avevo quasi dimenticato, si guardano nuove cartine, ci si preoccupa oltre la soglia di guardia (io sono fatta così). 

Non andrà tutto bene, ma alla fine andrà bene. 

Finalmente, ho fiducia. 

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E tutta la vita gira infinita senza un perché 

Mainstream
E sottotono 
Ripetitiva e
Anche un po’ spaventata
Di questo passo che mi accingo a fare

Come se dopo mi attendessero meno scuse del previsto 
Come se stesse per cambiare tutto

Devo sforzarmi di ricordare che ogni passaggio è una scelta
E allo stesso tempo, accade e basta
Che ogni persona ha un percorso a sé 

Che la vita non è meritocratica 
L’amore non è meritocratico

Che cadono le case e le chiese e forse bisogna solo accettare, anche se non si capisce

Possiamo ricordarci di ringraziare perché siamo fortunati 

E scegliere di essere incoscienti, forse

A un’estate leggera che qui ancora, ancora non c’è 

Sta finendo, e già i nuovi inizi arrivano
Mi sento fortunata

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