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Stasera andiamo a Monti

Mi hanno detto che chi rompe le cose sta attraversando un periodo di transizione. Chi me l’ha detto ha aggiunto, io rompo tutto, sempre, quindi si vede che sto vivendo dei cambiamenti. Non smetto di non sentirmi compiuto. Chi me l’ha detto è una delle persone più importanti della mia vita, che adesso c’è, nel senso che esiste fisicamente ed ha memoria -credo, spero, ritengo- di tutto quello che insieme abbiamo vissuto, ma non è la stessa persona. E non nel senso banale ‘il tempo passa, non stiamo più insieme, l’intimità sparisce, risucchiata da chissà che spazio delle emozioni invecchiate’. Vedere V. e raccontarci è sempre più difficile, perché, insieme, siamo il compimento delle divergenze. Quelle che qualche anno fa ci hanno fatto separare, ed ora ci fanno dire se sei felice e sono felice, va bene così. Anche se V. è anarchico fuori e moralista dentro, quindi non lo so se secondo lui davvero, va bene così. Ma forse sì.

Vedere V. è sempre una trappola mortale, la stranezza mi abbraccia e mi resta addosso per un po’. E’ difficile da descrivere, e magari penso di essere la sola con questa percezione strana degli eventi. E invece magari non lo sono, ed è solo un banale farsi tornare in mente tutta la meraviglia e la bruttura, e la pesantezza e i sorrisi, di un amore finito da tanto.

Ma d’amore si vive, come diceva un vecchio documentario che D. mi aveva scaricato e masterizzato su un dvd. D’amore ci vivo, io. E bacio gli amici e concedo possibilità, e mi nego e rido e, a tratti, penso di non essere mai stata così consapevole e serena. E questo è un regalo del nuovo anno.

Stasera andiamo a Monti. Che Monti non mi piace, e non ci vado mai, quindi non incontreremo nessuno e potremo trovare un angolo di Roma per noi, per capire se c’è ancora spazio, se ci stiamo cambiando i ruoli, se ci diamo più gioia o ci facciamo più male. Per capire se anche noi siamo quello che descrivevo, un amore finito da un po’ (incompiuto, però) o se siamo ancora un lavoro in corso. Mentre mi metto i jeans nuovi e mi sento felice in mezzo ai miei amici, mentre mi sento di nuovo al mio posto, nel mondo, e non so se qui ci sei, tu, oppure no.

Che bello, questo anno nuovo.

 

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Gli anni dispari e altre occasioni

Hai visto che perle rivela inaspettatamente questa città?
Ma non sono qui!
Sì, però sono
di qui.

Pensi che ci torneresti, qui?
Non so, no comment, certo bisognerebbe ricominciare da zero. 

Con un bicchiere di vino bianco ho cancellato, come ogni Natale, un po’ delle distanze fisiche che mi separano dalle mie amiche di antica data, quelle del liceo, quelle a cui vorrei mostrare ogni ragazzo nuovo per sentire la loro opinione, quelle che mi fanno pensare, ogni volta che le incontro, al perché non ci vediamo di più, perché non le vado mai a trovare, io, che ho la sedentarietà nel sangue mio malgrado, e all’inizio di ogni anno faccio propositi viaggianti che poi non mantengo (quasi) mai.

Sedute ad un tavolo con gli scomparti e gli oggetti, sotto il vetro, facevamo i discorsi da upgrade, come dice Ang, parlavamo di progetti, convivenze, prospettive future. La vita vera sta cominciando, e noi continuiamo a non crederci troppo ma a crogiolarci in questo limbo di prospettive possibili e interrogativi grandi, giganti, all’ombra dei quali pare non vedersi per niente, la luce del luminoso futuro che ci avevano prospettato, un (bel) po’ di anni fa.

Ma niente tristezza, la mia amica L. dell’interrail che ha avuto un anno difficile, ed è più bella che mai, mi dice avevo quasi perso le speranze e sorride, un po’ mesta, un po’ sarà la pillola, il vuoto di cose, un po’ non si sa. Io che provo a comprar casa e cambiare residenza, e ho più paura del medico di base che del mutuo, io, quando lo dico la gente fa gli occhi a palla e mi fissa, e a me non par vero, non ancora, tocchiamo ferro.

Io, che mando messaggi che non dovrei, suggerisco, compro giubbotti in ecopelle e provo mille rossetti che poi rimetto a posto, ché non sono un ereditiera, io, e loro costano troppo, in profumeria,

io, che ricevo messaggi che non mi aspetterei, di amici maschi che mai, mai hanno detto prendiamoci una birra e parliamo un po’, e lo fanno adesso, sconvolti dai cambiamenti, sperando che il nuovo anno inizi un po’ meglio di come è finito questo, ma è la vita, e lecosecambianosignoramia,

io, dicevo, ho grande fiducia in questo nuovo anno, ho voglia di fare ma non troppa, ho un sacco di curiosità in tasca, voglio proprio vedere dove andranno a finire certi pezzi di me (forse lontano, come diceva lei) e li voglio guardare e lasciar fare quel che devono, per curiosità. E d’altro canto, voglio ritrovare altri pezzi, farne un mosaico come con le mattonelle rotte nei mobili fai-da-te, riempire i buchi con lo stucco e appoggiarci sopra una tazza di tè. Che sarà un anno pieno di cose e io ho voglia di sperimentare.

Lo scorso gennaio è cominciato con una certa silenziosa ansia, stridente, per le prove da superare. Quest’anno no (ed è un regalo grande, questo che mi son fatta). Quindi canterò di più (come dice lui), cercherò di lavorare sulla mia paura più grande, amerò tanto, anche superficialmente, e contemporaneamente, leggerò più classici e andrò più spesso al cinema. Stabilirò legami importanti, perché tanti se ne allenteranno, e anche questa sarà una prova. Lavorerò con gioia e viaggerò di più (ci saranno dei vantaggi ad aver scelto questa strada). Sorriderò tanto, anche quando non vorrei. Prenderò il mercurius che è il mio rimedio (come quello di Eugenia nel Karma Pesante), perché è ora di girare questa pagina nebbiosa.

Buon anno.

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Amor particolare.

Primavere autunnali si definiscono a partire da aggettivi con qualche pretesa di troppo.
Ne sono innamorata in un modo tutto particolare
mi dice B., condividendo riflessioni su skype condite di videochiamate saltellanti.

E io che ne so, che ormai mi sento come una vecchia saggia consigliera, dall’alto del mio eremo che consente una lettura distaccata degli eventi. Che ne so, che mi sento un maglione di quelli da casa, quelli morbidi ma di colori orribili, che li metti pure se hanno i buchi perché ti fanno compagnia.

Io che ne so, dell’amor particolare, mentre mi sembra che tutti e tutte caschino nella rete e si sentano gli unici al mondo, quando sono tanti, e io lo so perché li vedo, li guardo, per la strada, sull’autobus, sulle scale dell’università, sono tanti e sono tutti, meravigliosamente, uguali. La luce negli occhi, e i baci e la comprensione, più di tutto. Io che ne so, neanche mi ricordo che vuol dire, quell’abitudine di un corpo vicino al tuo, la comunicazione non verbale, l’intimità.

Sto, osservo, tengo tutti a distanza e mi sento goffa e onnipotente allo stesso tempo, ché se volessi tutto potrei, il problema è che non voglio.

Quello che voglio, in realtà, è prendere il tram e scendere alla fermata in quella piazza trafficata, camminare a testa bassa, non suonare il campanello con quel cognome elegante, ma entrare a caso e salire di corsa quattro piani di scale e sedermi fuori dalla porta, bianca, e aspettare. O andare a bere una birra in uno dei miei pub preferiti, quello dove una volta dicevo vado a rimorchiare, e nessuno mi credeva. E sedermi lì, e aspettare. Tanto lo so, che prima o poi arrivi.

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The times they are a changin’

Domani è un altro giorno,
e non ci dovrei pensare, a queste cose.
Ma ho risentito quella canzone , quella del titolo, e ho avuto un brivido prima di rendermi conto che, in qualche modo strano, e ironico, poi, era la canzone mia e di A.

E ho riavvolto il nastro degli ultimi sei mesi, così, in un secondo, e ho avuto un brivido di gioia.

E poi, A. è di nuovo vicino.
Da pochi giorni, da quando per l’ennesima volta ho voluto abbattere un muro e avvicinarmi. Alle evoluzioni ci penseremo.

Stasera vale ancora il principio secondo cui ho fatto tutto quello che potevo, per ora, al meglio delle mie possibilità. (Ed è stato un buon meglio, per ora).

Quindi mi concedo un minuto di gioia, anche se appartiene ad un tempo diverso, ad orizzonti diversi. Per certi versi mancanti, anche se più felici.

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Archiviato in home made, onirica

Suggerimenti.

Facciamo che questo è il mio specchio del bagno, visto che in genere ciò che scrivo qui lo rileggo come memorandum delle sensazioni. La scorsa settimana ho avuto questo suggerimento:

Aldous Huxley era un noto intellettuale del novecento che scrisse Il mondo nuovo, un romanzo che riflette una visione pessimista e distopica del futuro. Quando era più anziano, arrivò però a pentirsi di quanto era stato “esageratamente serio” da giovane. “Sei circondato dalle sabbie mobili, che ti risucchiano i piedi”, rifletteva, “che cercano di trascinarti giù nella paura, nell’autocommiserazione e nella disperazione. È per questo che devi camminare con passo leggero… Imparare a fare tutto con leggerezza. A sentire leggermente anche se profondamente”. Mi piacerebbe che mettessi questo consiglio in cima alle tue priorità per i prossimi dieci mesi, caro Pesci. Forse addirittura che te lo scrivessi su un pezzo di carta e lo attaccassi allo specchio del bagno.

Questa settimana, ho avuto quest’altro:

Per cominciare il tuo oroscopo, ruberò una frase da un romanzo di Thomas Pynchon: “Una rivelazione se ne sta lì tremante appena oltre la soglia della tua comprensione”. Per continuare, prenderò in prestito un messaggio che ho sognato la scorsa notte: “Un successo se ne sta lì tremante appena oltre la soglia del tuo coraggio”. Poi userò le parole che mi sembra di aver sentito mentre origliavo una conversazione in un negozio di alimenti biologici: “Se vuoi preparare un eccezionale banchetto d’amore, ti manca ancora un ingrediente”. E infine, Pesci, ti dirò che se vuoi affrettare l’arrivo di quella tremante rivelazione, conseguire quel successo e procurarti l’ingrediente che ti manca, devi imitare quello che ho fatto io per costruire il tuo oroscopo. Parti dal presupposto che il mondo intero ti stia offrendo suggerimenti utili, e ascoltali con attenzione.

A ciò aggiungo solo che cedere un po’ e uscire dalla mia corazza di ferro, quella delle grandi occasioni, quella di stringi i denti sei una macina (ma chi lo diceva, V.? Confondo i miei amori e ciò confonde me) mi ha forse evitato il crollo di nervi ma, penso, bene non ha fatto. Ho pianto ininterrottamente per diverso tempo e ho rimesso un ponte comunicativo tra me e A., cosa che, anche se appropriata, non andava fatta. Io (prima di essere una quasi ex studentessa ambiziosa e stressata) ero brava nei finali più che negli inizi, ma questo agosto mi sta smentendo. Però il fatto che si sia scusato per la sua stranezza e le sue distanze e la sua inefficienza comunicativa è stato bello. Bello sapere di non essermi sbagliata. Almeno, su di lui. Forse. Attendo la mia rivelazione. E intanto cercherò di non fare troppi danni.

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Annotazioni e frammenti

Ho pensato a tutte le volte che ho messo un piede davanti all’altro con l’euforia e la gioia mischiate a una lunga lista di aspettative. Cose piccole, senza pretese. Ma tanti piccoli pezzetti di cuore che mi sono stati strappati, dalle persone o dagli eventi, quando le cose non andavano come avevo sperato io. Adesso no. Ripenso ai sorrisi degli ultimi mesi e ne conto tanti, quasi tutti, legati ad eventi imprevisti o, quantomeno, sottovalutati. E quindi, basta. Ho finito di lamentarmi, ho finito di recitare in questo atto in cui ci sono io, maniaca del controllo, e le cose che mi sfuggono dalle mani. Adesso basta. Si aprono nuove strade, e le riconoscerò solo quando avrò iniziato a camminarci. Si aprono nuove strade.

[…] È importante che tu prenda una decisione su questioni simili, magari sulla base di prove concrete invece che di desideri. […] L’amore che sta sbocciando è un piacere fugace o una svolta decisiva che merita tutto il tuo impegno?

Questo lo diceva il mio oroscopo della scorsa settimana. E io, non so come né perché, ci ho dato retta. E ho girato pagina, proprio ieri sera. Come spesso mi è successo, di recente, in una mezzora ho chiuso un capitolo e ho aperto una nuova, possibile strada per il futuro. Solo che il capitolo era A. E ha fatto male osservare che stare lì a parlare, per mettere un punto forse già esplicitato, faceva più male a me che a lui. La nuova, possibile strada lascia margini di fantasticherie scientifiche. Meglio di niente, meglio di tanto, mentre mi rendo conto che, con un’altra attitudine, con meno pesi sulle spalle, sarebbe roba di cui gioire saltellando. Un po’ ho saltellato, in effetti. Ma mi sono stancata presto.

[…] Le probabilità che un ragno velenoso ti punga un piede in una scarpa sono meno di quelle di essere rapito da un alieno che somiglia a Elvis Presley e di essere costretto a cantare Single ladies di Beyoncé in un bar extraterrestre. E se continui ad avere ansie inutili come questa, finirai per interferire con quello che attualmente la vita preferirebbe darti: una tregua dalle tue paure e l’immunità da qualsiasi male.

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Eterodirezioni

La pausa è stata decretata, da chi doveva prendere la decisione.
Bevo cocacola dopo che le bollicine si sono dimezzate in numero.
Mando email collettive sentendomi la regina degli outsider.
Mi aggrappo a frasi nebbiose.

A me non succede di legarmi così alle persone,
non ho intenzione di far finta che questa cosa non esista
o che sia meno di quello che è.
Alla fine, non sta succedendo niente,
solo un momento di crescita.

Mi stupisco della serenità con cui accetto quella che forse è la prima decisione altrui nella storia delle mie storie, dai tempi in cui Ludo, al liceo, si innamorava di tutte, tranne di me. Forse perché, in effetti, non è male non doversi prendere responsabilità che non ti spettano. Mi concedo di leggere l’oroscopo, però. E trovo che, come al solito, R.B. ci azzecchi spaventosamente.

Stabiliamo che oggi è la giornata dei sospiri. Ma anche domani, dopodomani e i due giorni successivi. In queste cinque giornate dovrai sentirti libero di emettere grandi e profondi sospiri. Permettere alla tua mente di riempirsi di pensieri struggenti sui paradossi e i misteri della vita. Lasciarti sopraffare da emozioni a metà tra il dolore sommesso e la reverente meraviglia. Per ottenere risultati ancora migliori, in questi cinque giorni dovresti abbandonarti a qualche gemito. Ti aiuterà a liberarti dal peso della tensione e ti permetterà di apprezzare di più la folle bellezza del tuo destino. (Ps. Cerca, però, di non lagnarti).

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