Archivi tag: viaggi

Il silenzio intorno

Il mare è il mio posto preferito

E mi riempio gli occhi di queste acque blu e verdi, e questo sole e questa sabbia chiara, e gli scogli levigati dal vento

Di quest’isola che fa innamorare 

Mi rimane il silenzio intorno
Il rumore delle onde leggere 
Le chiacchiere di sottofondo

Mi rimane un buco nero nello stomaco
Un po’ di nebbia nel cuore

La confusione di tanta gioia cancellata dal calendario
(Io qui a piangere, tu a Roma a vomitare, in una perfetta sintesi del trash)

Non è chiaro a che serva tutto questo
Non capisco se è solo uno sbuffo di vento o se sarà scritto così 
Che io sto senza di te e soprattutto tu stai senza di me
In una privazione preventiva che non comprendo ma mi sforzo di accettare

Mi rimane il silenzio intorno

Lo cerco, e mi riempio gli occhi di blu
Pensando a te, cercando di no
Cancellando domani dal calendario

Il silenzio intorno 
Finché si può 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in home made

Switzer la la land

This is it. 

Ho preso quel volo e caricato tanti bagagli. Le lacrime in aereoporto e il “che cosa ci faccio qui?” di sottofondo per tutto il giorno uno. 

La nostalgia canaglia, quella ancora non è arrivata.

Ma lo so che mi mancherà tutto 

Le tue braccia
La mia scrivania
I pomodori
Il lavoro
Te

E cerco di immaginare i modi possibili, che forse li troviamo

Sometimes you need a challenge

Lascia un commento

Archiviato in home made

The Brooklyn way

Ventun gradi 
Ventun grammi (non era quello, il peso dell’anima?) 

Il sole fuori e anche un po’ dentro

Fiori rosa, un anno di più. E nello stesso giorno un bel corteo, così forte e identificativo. Una telefonata buffa, una cena carina. Un brindisi, un regalo (su tutti). 

La paura del futuro soffiata via piano, lievemente, sospinta un poco più in là. 
Andate e ritorni in giornata, proprio io che odio i viaggi. Impressioni negative e feedback che le smentiscono. 

Forse ce la faccio
Forse sì, eh

Forse ce la facciamo 

Se non altro, ci proviamo
Spread love, it’s the Brooklyn way.



1 Commento

Archiviato in light

Oltreoceano

Come spesso osservato, dichiarato e (non di rado, ma misuratamente) sperimentato, della libertà si fa esperienza camminando per strade a volte ritorte e impreviste. Altre volte, invece, le strade son dritte come fusi, come le traiettorie di voli intercontinentali, e si scopre dell’influenza della corrente del Golfo (o chi per essa) sul fatto che i ritorni siano (sembrino?) sempre più brevi delle andate. 

Si trova il senso della verticalità stando sulla cima di un grattacielo, il senso di potenza, non riesco a demistificare tutta questa meraviglia, faccio pure guerrilla marketing, se dite, mi scuso, compagni. 

Perché questa è newyorkcity, e me la sognavo da ragazzina, e quella pianura infinita che si vede alzandosi con l’aereo e invece dei colli c’è Wall Street, quella è la misura dei miei passi avanti. 

Scrivo cartoline dicendo “sono felice”, così se casca l’aereo, ma che ne sai. Mi concedo dodici ore di beata incoscienza. Non voglio essere come gli altri, ma un po’ sì. 

Queste strade le avevo viste sul divano di casa con l’amoremio, meraviglie di gugol, non scriviamolo nemmeno che poi sai i login, la riservatezza, avevo paura di te che hai paura di soffrire, e sei uguale a me  che per non dirla così banale ci metto una bella vernice razionale e dichiaro i giusto e gli sbagliato. E invece siamo qua che non smettiamo di sorridere. Che scemi.

E ti mando le foto e mi sembra che ci sia anche tu, in quei momenti in cui mi illudo che il mio americano migliori, in cui mi oriento tra strade ortogonali e miracolosamente cedo al pilota automatico, mi dimentico tutto, e forse davvero sono un po’ più libera. 

2 commenti

Archiviato in home made

Berlin sunrise

Quando parti e non te ne rendi conto
Con un fare sprovveduto
Senza guardare la mappa né portarti dietro cose di prima necessità
Forse senti che stai andando in un posto che in qualche strano modo
Senza motivo apparente
E’ un po’ casa

Berlin Berlin
Le strade le persone le cose
Gli amici
Il lavoro e i premi
E la nostalgia
Un po’
Ti telefono se vuoi
Col roaming europeo
E sembra una canzone
Sorrisi, sorrisi

2 commenti

Archiviato in light

Altrove e nuovamente

E continuare
Per questi pochi chilometri
Sempre pieni di ostacoli e baratri
Da oltrepassare
Sapendo già che tra un attimo
Ci dovremo di nuovo fermare

Life is sweet

Ho le scarpe chiuse e uno zaino pesantissimo.
E questa è un po’ una metafora di vita e un po’ una verità scomoda.

Cammino, attraverso l’estate romana che è deserta sempre meno vero (1,7 milioni nella capitale per ferragosto, diceva la radio), barcollo e compro una bottiglia d’acqua grande, per il treno che mi aspetta. L’intimità forzata dei viaggi in notturna mi investe. Ma sarà solo poco sonno frammentato prima di giungere alla mia destinazione.

Ho giorni francesi di contrasti e nostalgie, di pane e formaggio e poco mare e città diverse, tanto da sembrare uno di quei viaggi fatti durante l’adolescenza. Ho giorni francesi di tentativi linguistici e sguardi languidi, di papà giovanissimi e bambini color cioccolato, di tanta Africa e barche e visioni inattese, di amicizie che vacillano senza scoppiare, di vecchie brillanti e sole e delle loro piscine.

Non mi interrogo nemmeno troppo, fiera di questa sospensione che mi ha distolto e distratto.

Ma penso, nei miei cento minuti romani. È bello avere un posto così bello per tornare. Serve una casa in cui tornare per viaggiare, dice M., che forse era Jovanotti ma resta vero, almeno per me.

2 commenti

Archiviato in home made

Tutti vicino

È di ieri sera, in un alberghetto improvvisato tra le case basse della Bolognina, la sensazione che basti davvero poco per sentirsi a casa.

Per esempio, dopo ore ed ore ad inseguire treni in giro per l’Italia, dopo trecentocinquanta chilometri in macchina, dopo il funerale di una persona buffa che mi chiamava Mitraglietta, ed era anche il papà del mio amico M., fratello dell’anima, dopo la solidarietà di sconosciuti in una stazione del centro Italia, e la clemenza dei controllori di fronte ai miei accessi di tosse cavernosa, sentirsi a casa è una tazza di camomilla zuccherata, bevuta guardando Fabrizio Gifuni in uno sceneggiato improbabile, alla tivù, col volume basso come solo negli alberghi.

Sentirsi a casa è tre ore passate forzatamente a fianco di un’amica con cui fratture e incomprensioni hanno impedito i contatti in questi mesi, in una straordinaria catarsi dalla (squilibrata) dipendenza reciproca. E scoprire che le vite sono distanti ma in generale somigliano ancora molto a sé stesse. E che se si vuole, i fili sono ancora lì, pronti per essere ripresi. Se si vuole.

Sentirsi a casa è il labirinto di telefonate e contatti rispolverati al bisogno che fa tanto rete e fa tanto Italia (e soprattutto, tanto Sud, nella sua accezione più meravigliosamente positiva, che non cessa mai di stupirmi). Che mi porta a sentire una voce strascicata dire “aspetto la tua chiamata in ogni caso”. E che è una cosa che fa sentire meno soli al mondo.

Sentirsi a casa è M. che ti guarda con quegli occhi da bambino, e tu pensi che l’emancipazione passa per vie particolari, e speriamo bene per la nostra vita davanti.

Sentirsi a casa è un treno regionale nella mia pianura, come quelli che prendevo da ragazzina macinando i chilometri per andare ai concerti, nella nebbia del primo mattino.

Sentirsi a casa è sentire che se servirà ci saremo, nelle nostre vite. Tutti, vicino.

6 commenti

Archiviato in home made