Archivi categoria: home made

Una pelle splendida

Se è vero che i sogni sono maledetti
Delle canzoni che si dovrebbe dire?

Come succede con i profumi, premo play e sono in un altro luogo, in un altro tempo

E mi domando che canzoni mi riporteranno qui, 
in questa estate finita da un pezzo ma che ancora intiepidisce l’aria, 
di questo fiume con la corrente più forte che c’è

di me che nonostante tutto mi sono fatta abbracciare, anche se non eri tu, anche se appena sveglia mi sono chiesta se davvero ricordavo bene
e mi sono chiesta dove sei, e dove sono io,

eppure non riesco a non pensare che sia bello essere capace di un bacio ancora,
di una canzone scema nelle orecchie e sorridere un po’, 
di questa nuova consapevolezza di me che l’avevano detto che sarebbe arrivata, con l’età, ed era proprio vero.

Sai, la gente dice un sacco di cose, e tante sono banali e vorresti che non fossero vere
E poi invece sei costretto ad ammettere che avevano ragione loro

Quindi basta con la testardaggine

Ostinata me l’hanno detto a quindici anni ed è rimasto il mio aggettivo preferito

Ma non posso entrarti nella testa e vedere veramente in quale posto sto

Mi devo fidare e basta
E se mi perderai era giusto così
Se ti perderò sarà per una strada che mi somiglia di più

ci vuole solo tanto più coraggio di quel che pensavo
ci vuole sempre tanto più coraggio

E mi torna in mente
, e penso che è così

Voglio un pensiero superficiale
 che renda la pelle splendida

Annunci

1 Commento

Archiviato in home made

Il silenzio intorno

Il mare è il mio posto preferito

E mi riempio gli occhi di queste acque blu e verdi, e questo sole e questa sabbia chiara, e gli scogli levigati dal vento

Di quest’isola che fa innamorare 

Mi rimane il silenzio intorno
Il rumore delle onde leggere 
Le chiacchiere di sottofondo

Mi rimane un buco nero nello stomaco
Un po’ di nebbia nel cuore

La confusione di tanta gioia cancellata dal calendario
(Io qui a piangere, tu a Roma a vomitare, in una perfetta sintesi del trash)

Non è chiaro a che serva tutto questo
Non capisco se è solo uno sbuffo di vento o se sarà scritto così 
Che io sto senza di te e soprattutto tu stai senza di me
In una privazione preventiva che non comprendo ma mi sforzo di accettare

Mi rimane il silenzio intorno

Lo cerco, e mi riempio gli occhi di blu
Pensando a te, cercando di no
Cancellando domani dal calendario

Il silenzio intorno 
Finché si può 

Lascia un commento

Archiviato in home made

Ci vediamo a casa (cit.)

Pendolarismo aereo 

Qualche emozione di troppo 

Frullatori emotivi, prenotazioni easyjet, questa cosa di sforzarsi tanto, sempre, in modi sempre diversi, di trovare un modo proprio, un modo mio

Questo trasferimento in cui mi sento un’incapace, una disadattata dell’espatrio. 

Fatto di rientri, piccoli, a tratti, a respirare, a bere un caffè buono, a farmi abbracciare. 

E probabilmente è questo, il modo mio. Trovare delle ancore e valutare i costi e i benefici. Lavorare da pazzi e forse lamentarsene, ma tutto sommato esserne felici. Provare a cogliere le occasioni, ma non a tutti i costi. Tenere insieme i pezzi. 

La chiamano realtà questo caos legale
Di dubbi e opportunità
Questa specie
Di libertà 

Lascia un commento

Archiviato in home made

Geografica

Manca poco al compiersi di un mese nella nuova città dove abito, lavoro e cammino, lontana ma non troppo. 

E finalmente capisco perché non riesco a farmi conquistare dai glicini sulle pareti delle case, dalle oche di legno e le tazze da caffè di bambù colorate a pastello.

Sono tutti strati che mi separano dall’anima di questa piccola città.

Non la colgo, o forse sì, ed è ricca e certosina, non mi fa sentire libera e mi fa anche un po’ paura.

Da una piccola città benestante e ordinata sono scappata dieci anni fa. Allora non capivo, non lo usavo nemmeno, il verbo scappare, mi destabilizzava, sapeva di tradimento. (L’ho capito tanto tempo dopo, seduta su una poltrona di finta pelle, nel quartiere più pulito del centro di Roma). Ironico, persino. 

Questo tipo di bellezza, quella delle orchidee e dei cigni nei laghetti, sa di finzione, per me. 

Io ho bisogno di incontri “a brutto muso”. Ho bisogno del cibo, del caldo, del sud. Più di così, se non altro. E non voglio fare la persona chiusa. Sono grata e ci provo, promesso. Ma anche ascoltare i propri desideri senza seppellirli sotto ad un mucchio di buste paga è importante, se si può concedersi il lusso di farlo. 

4 commenti

Archiviato in home made

Switzer la la land

This is it. 

Ho preso quel volo e caricato tanti bagagli. Le lacrime in aereoporto e il “che cosa ci faccio qui?” di sottofondo per tutto il giorno uno. 

La nostalgia canaglia, quella ancora non è arrivata.

Ma lo so che mi mancherà tutto 

Le tue braccia
La mia scrivania
I pomodori
Il lavoro
Te

E cerco di immaginare i modi possibili, che forse li troviamo

Sometimes you need a challenge

Lascia un commento

Archiviato in home made

Coraggio (e occhi bendati)

La verità è che certe decisioni non si possono prendere senza strappi. Soprattutto se perturbano una quotidianità che mi somiglia tanto, forse più che mai. Saranno i trenta dietro l’angolo o i traguardi che stanno sopraggiungendo senza che li abbia metabolizzati completamente. 

Sarà che questo nostro è un grande amore. Non di quelli nascosti o idealizzati, un amore di sveglie la mattina quando hai sonno, disordine, lavatrici rotte, stanchezza e qualche ansia di sottofondo. Ma anche di successi condivisi e piani da non pronunciare mai (neanche sotto tortura): uno vero, in effetti. Un amore che mi protegge e mi riscalda, comunque. 

Quella dei treni che passano una volta sola è senza dubbio una visione retorica della vita, ma ogni tanto capitano delle opportunità da cogliere. E dunque si parte. Anche se per poco (quanto è poco?), si cerca una nuova casa, si parla una lingua che avevo quasi dimenticato, si guardano nuove cartine, ci si preoccupa oltre la soglia di guardia (io sono fatta così). 

Non andrà tutto bene, ma alla fine andrà bene. 

Finalmente, ho fiducia. 

8 commenti

Archiviato in home made

Foggy

Partiti da lontano
E di colpo arrivare
Ad essere contenti
Ma il colpo era forte
E le note non erano giuste
E senza vincere niente
Senza partecipare
Rincorriamo le notti
E torniamo a dormire
E le mani più grandi
Dei tuoi sogni dispersi
Dentro cassetti vuoti milioni di versi

Un anno pieno è agli sgoccioli, ma cose importanti devono ancora succedere o stanno succedendo ora, a qualche centinaio di chilometri da qui. 
Un’altra volta su un treno, attraverso la mia pianura, e ho le lacrime agli occhi, mi bruciano. (Cambio di soggetto, oggettivo).

Doveva essere un Natale di letargo e invece no, ancora a spaventarsi (non troppo, si dirà), ancora nei giallini corridoi d’ospedale del nordest. Ancora ad esser roccia ed avere bisogno di scivolare via. Felice del ruolo ma stanca, stanchissima. Dicevo “qui si lamentano tutti di questo anno di merda e io invece mi sento grata”, ed è ancor più vero ora. 

E ho passato la vigilia a piangere senza riuscire a fermarmi, di fronte a uno di quei film di Natale degli amori incompresi e le occasioni perdute. Forse era sollievo, che sennò altro che piangere, mi sarei incazzata da morire. 

E parte il treno dalla mia stazione, e in un attimo siamo nella campagna nebbiosa, con quel sole pallido, e i filari d’alberi, e mi si annebbia la vista e piango un po’. Sollievo ancora, e paura di perdere, che cerchiamo di convertire in prospettive e modi più costruttivi per me, per noi, per tutti. Perché è così che si va avanti. 

Ci ricorderemo i regali di Natale con niente in cambio, le vicinanze inattese, chi supera gli ostacoli e pure chi cementa le barriere. Ma noi costruiamo le tribù. La mia è altrove da questo orizzonte piatto, altrove dai luoghi dove sono cresciuta, e forse per questo mi lascia respirare. 

Ed è confortante, a volte, che la storia si ripeta. 

Buon anno. 

Lascia un commento

Archiviato in home made