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So much light

Perché mi sento sempre ferma?

Con il fiato corto, i polmoni in fiamme, le tempie martellanti, gli occhi che bruciano.
Ho mal di testa e mi sento ferma.
E insieme, mi sembra che la vita mi scorra via, sfugga. Di non determinare abbastanza, mi sembra.

Chi lo sa se questa è l’abitudine alla quiete o un sintomo, o saggezza, o necessità di cambiare qualcosa? Non io.

La percezione è distorta e la nostalgia è il voler tornare a tempi non trascorsi, a luoghi da desiderare.

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13 luglio 2015 · 6:13 pm

…got the feeling we will never get closer than this

Le notti prenestine di quando bevi acqua Panna e mangi spaghetti cinesi su un terrazzo e senti il vento portarti piano via i pensieri.

Me le ero dimenticata, le notti d’estate a Roma, quando il tempo sembra fermo e mi fai i grattini sulla schiena e penso che siamo un incrocio strano di anime a cui è meglio non aggiungere altro.

Sono affezionata a questo mio modo di fare, di vivere gli scambi accidentali con tutta l’intensità che si può, a bermi tutta la vita dal bicchiere del Campari e sospendere il giudizio (sulle cose, l’universo e me) mentre riempio i minuti delle espressioni che osservo sulla tua faccia.

E torno da viaggi di lavoro con chi mi vuol bene e chi mi vuole e basta, e chi mi vede in trasparenza e chi mi lascia affannare pagandomi da bere, chi mi ascolta e chi mi lascia lì, senza salutare. E tutta la fatica di elaborare e esser proattiva si traduce nel non demolire ciò che è stato.

E mi giri in testa e ci giro intorno e non ci ero abituata, dico cose a sproposito e non lo so, dove voglio andare, ma sorrido mentre ti penso.

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Archiviato in home made, onirica

Mi persi

I fumatori hanno un motivo in più per guardare le stelle la sera, in questo giugno perfetto, in questa sera da maglioncino e prosecco sul ciglio della strada. Torno a casa e respiro il vento della sera sul balcone, il ponentino chissà, la direzione è giusta. E guardo il cielo e mi ascolto le canzoni di anni fa. E passa un aereo e quasi fa freddo, qui.

E mi perdo in quello che la gente dice
E mi perdo tra il lime e il pepe rosa
E respiro tra la condiscendenza e il mio silenzio di rimando
E mi chiedo se si può guarire da noi stessi
E ho nostalgia di un altrove più leggero
Ma anche voglia di starmene qui
Dove sono
Col venticello, e i sorrisi, e le luci della mia città.

…Ma se i sogni non li avessi già completamente spesi
In quello che sai

Così io ti prendo per mano e ti porto con me
Che a darsi un appuntamento
Speranza c’è

(Ma si lo qual era
il modo esatto
per riavere tutto
è solo che
mi persi)

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…e folle volere, e voglia di andare

Quando dimentichi un pezzo di te, quando non ricordi di somiglianze che ti coinvolgevano, quando trascuri immagini che ti sembravano di specchio,

ecco in quei momenti,

è sempre strano risentire quel profumo, toccare un’altra volta quel vestito, ascoltare di nuovo una canzone che era una narrazione, per te, sentirla passare così per caso, nell’altra stanza.

E le mie nostalgie e i miei sogni di gloria, e i miei colori e le mie nuvole, così sono di nuovo tutti in fila.

Sono passati cinque anni e ho voglia di crescere,

e parliamo di periferie e di progetti con un senso nuovo, una prospettiva diversa. Saranno i trenta che arrivano?

E le scelte hanno un sapore diverso,

ed è tutto più ponderato e sembra quasi più coerente, più profondo.

Sì, sono contenta di diventare grande.
Ma mi somiglio ed è bello accorgersi anche di questo.

Saremo felici, quando saremo.
Ma intanto, un po’, lo siamo anche adesso.

…quel giorno speciale
Daniela velluto di cuore e di mani
finiti gli esami fu preda del luglio
e quando in settembre partimmo da Roma
col sole e la luna per noi
sognavi di avere quel sorriso in tasca
che ho visto su vele in burrasca
il folle volere voglia di andare
sconfigger la noia col dare
che fare o non fare

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A Trieste non si corre

Ma si incontrano tante persone, e si cammina un sacco. Esistono, viene da ricordare, città in cui tutti i luoghi sono sufficientemente vicini da prevedere almeno la possibilità di andarci a piedi, dove devi.

È stata una bella sensazione pensare che l’amerei, Trieste, ma sarebbe una passione breve, fugace, slegata dalle fibre del mio essere.

Cerco le città, mi ci perdo, mi imprimo nella memoria la luce, gli odori, l’orientamento delle strade. E più di tutto, come mi fanno sentire. Con le città lo si può fare più che con le persone, in effetti. Loro non reagiscono, e puoi immaginarci quello che vuoi.

Ho camminato, quindi, e preso un autobus che saliva sui colli per andare in una di quelle mete di pellegrinaggio scientifico che si vedono sui giornali. Così affascinanti che le immagino, nel mio agnosticismo radicale, come vere e proprie cattedrali, maestose e familiari ad un tempo, per i frequentatori usuali.

Sono stata preoccupata, ho imparato cose nuove, ho dormito abbracciata ad uno dei miei fratelli che adesso è lontano, ma resta vicino. E infatti chi ci ha osservato ha detto che ho cambiato faccia, quando l’ho visto.

Ritrovare la familiarità è anche recuperare vecchi pezzi di noi che abbiamo dimenticato su una mensola o perso per la strada. E la sensazione che gli smarrimenti siano reversibili è impagabile.

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